la pietra di pianpicollo selvatico | maurizio cilli

research

Pianpicollo Research Residency 2017-2018

invited artist Maurizio Cilli

riflessioni sul progetto

settembre 2017 – aprile 2018 


Verso la definizione di un contesto

Durante i miei primi soggiorni e osservazioni sul campo del territorio di Pianpicollo Selvatico ho lavorato nella direzione di definire alcune azioni in continuità con le attività artistiche e di ricerca già avviate precedentemente. 

Ciò che credo possa animare l’impulso rigenerativo di questa fase del progetto di abitare Pianpicollo Selvatico, sia in primo luogo la costruzione di una rete allargata di relazioni e collaborazioni, attraverso le quali definire gli obiettivi comuni, di medio - lungo periodo, di una comunità stabile che riconosca nel progetto di research - recidency un ruolo di centralità culturale di un contenuto territorio di contesto alla langa di P.S.

La nascente comunità coinvolta nel progetto dovrà individuare un suo preciso riferimento territoriale dell’area geografica e della sua ampiezza.

prime linee di ricerca:

il dispositivo della mappa

Con il mio lavoro, attraverso i materiali raccolti in questa fase di osservazione e ascolto, tuttora in corso, vorrei condividere e diffondere la consapevolezza dei contenuti culturali e delle specificità ambientali e naturali del territorio di contesto di P.S. che sfuggono alla cartografia ufficiale. In questo senso il progetto di una “mappa” dovrà essere il risultato di un processo di riflessione collettiva, l’auto-rappresentazione identitaria dei contenuti con i quali comunicare le peculiarità di un racconto riferito al contesto ambientale del proprio territorio, dei caratteri culturali, della propria diversità. Il risultato di questo processo di sedimentazione della memoria sui luoghi incontra la necessità di interpretare e restituire le condizioni del presente sulle quali definire gli obiettivi e i progetti delle attività evolutive della comunità.  Un processo di graduale emancipazione e cosciente consapevolezza della ricchezza materiale e simbolica del proprio territorio, creando le condizioni per mettere in atto azioni di tutela e sviluppo. Proprio per la natura partecipata e pro-attiva di raccolta e selezione dei contenuti, non esiste un’unica mappa possibile, in questo senso risulta decisiva la definizione dei segni che la compongono da parte dell’artista, che assume il ruolo di interprete con il proprio linguaggio di restituzione poetica della rappresentazione del territorio di contesto di P.S. attraverso una serie di grafici tematici.

Il Tempo, l’almanacco le effemeridi e il calendario

 

La cerimonialità contadina è un importante aspetto del sapere popolare; possiede i caratteri positivi della trasmissione attiva della memoria. Alla trasmissione orale si aggiunge la memoria dei caratteri della ritualità, l’apprendimento di tecniche e pratiche manuali per il lavoro nei campi e con gli animali, per la predisposizione di oggetti ed elementi rituali e l’imitazione gestuale durante lo svolgersi della cerimonia:

 

abiti cerimoniali

spade e oggetti simbolici

utensili

attrezzi agricoli

preparazione dei cibi

 

In questo senso, il mio lavoro intende ricostruire i tratti salienti di un calendario che può restituire il carattere delle eccezionalità territoriali e del quotidiano della vita contadina in stretta relazione con l’ambiente e la terra del contesto.

elenco dei principali temi:

 

la cerimonialità calendariale

la ritualità contadina

la cerimonialità rurale

ricette per la preparazione dei cibi

la festa e la loro struttura

coreografie

proverbi e canti

riti connessi ai processi di produzione agraria (grano, vite, fieno, patate)

ciclo rituale delle stagioni

carnevale e quaresima, fine dell’inverno

Pasqua e maggio, risveglio della primavera

San Giovanni, solstizio di estate

la ricorrenza dei morti, l’autunno

i dodici giorni fra Natale e l’Epifania, il tempo invernale

i santi protettori e i riti in loro nome

santi folklorici (sant’Antonio Abate e san Rocco proteggevano gli animali, San Marco era   

custode dei bachi da seta, una delle principali fonti di guadagno, il 25 aprile si  

benedivano le uova dei bachi portate dalle donne in seno con un sacchetto)

la semina con l’asino che traina un aratro delle fave il pomeriggio del mercoledì delle Ceneri

il lairao (colui che latra) la guida a capo delle squadre di mietitori con la falce

i riferimenti cosmologici

le fasi lunari - luna vecchia propizia - luna nuova tempo negativo per molte attività agricole

danze rituali

tema della fertilità

processioni campestri (protezione dalla grandine)

canti propiziatori

l’alimentazione rituale

riti folklorici della settimana santa

piccole croci di ulivo benedetto

 la rugiada raccolta durante la notte di San Giovanni (la notte più corta dell’anno)

il ramo di sambuco

psicomagie

masche

Er curs (il ritorno dei morti)

il pastore Gelindo (indica la strada della capanna di Betlemme)

anime

esseri fantastici

le maschere

 

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L’Uomo Selvatico

bestie, santi , divinità

 

Per la loro natura di territori impervi, le montagne, le campagne collinari e di langa, rinviano al concetto di sacro poiché definiscono un territorio segnato da  tempi e da spazi a volte insuperabili, difficili da praticare, un  universo che richiede un continuo confronto fra l’uomo e l’ambiente. L’uomo della complessità interessato a recuperare un rapporto equilibrato e affettivo con l’ambiente e gli animali, deve necessariamente ricostruire un legame culturale profondo e un immaginario, quasi del tutto perduto nei territori antropizzati, ricercandolo lì dove ha trovato rifugio, in quei luoghi dove i ritmi vitali sono ancora, e soprattutto, dettati dalla natura. Sono luoghi che più di altri nutrono l’immaginazione dell’uomo, vivificata dal rapporto con una natura imponente e selvaggia, della presenza concreta del divino, dove il sacro si evidenzia.    

Il recupero dei significati culturali del calendario rituale e festivo della tradizione, scandito da una complessa cerimonialità, può essere uno strumento prezioso attraverso il quale riprendere coscienza dei legami naturali fra l’uomo e l’ambiente che abita.  Un tempo contadino i cui caratteri costitutivi sono i ritmi biologici e stagionali, naturali, ciclici, qualitativi, sacri, oppositivi al tempo del complesso presente, artificiale e quantitativo. Nel calendario tradizionale uno specifico e particolare arco di questo tempo segna il passaggio dall’inverno alla primavera.

Passaggio che ha conservato i caratteri di una ritualità di radice arcaica, il ritorno alla luce e il risveglio della natura dopo mesi di buio dell’inverno.

Protagonisti di questi cerimoniali sono dei personaggi zoomorfi,  animano questi i rituali diversi animali simbolici, uomini orso, uomini capra, uomini cervi, uomini lupo e altre bestie,  presenze ferine e uomini selvaggi.

Un profondo magismo è dunque connesso alla ritualità predittiva d’inizio anno, le figure zoomorfe risvegliate da un altro mondo, sono gli spiriti tellurici, i morti, i revenants, i demoni di un aldilà fuori dal tempo e dallo spazio. Sono apportatrici di fecondità, di propiziazione, di rigenerazione e di rinascita per il mondo animale, vegetale e umano.

I rituali hanno un duplice e spesso controverso valore fondante, narrare, rinarrare l’evoluzione della specie riconoscendo i nostri progenitori negli animali ma anche ricordare alla comunità le origini comuni della vita e della sua ciclicità temporale. 

 

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L’installazione della Pietra di Pianpicollo Selvatico al Bric delle Forche

 

Perché una grande Pietra?

La Pietra arenaria può essere considerata una delle cifre dell’antropizzazione del territorio di Langa. Qui l’uomo con la pietra ha modellato i terrazzamenti dei terreni scoscesi, ha costruito le sue case e ogni forma di rifugio, affinando nel tempo la tecnica costruttiva delle murate a secco. La Pietra qui è uno dei frutti più preziosi che la terra offre, le pietre si incontrano camminando lungo i sentieri, affiorano, hanno forme evocative e misteriose. Le pietre di Langa sono una delle chiavi simboliche attraverso le quali è possibile interpretare la Cultura Materiale di questo territorio.

 

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L‘altopiano di Pianpicollo Selvatico è una lingua di terra compresa fra il ramo della Val Bormida che unisce il fondo valle di Monesiglio con Cortemilia e un versante scosceso e profondo rivolto a nord est della Valle Uzzone.

Il sito non offre un facile orientamento, è percezione molto comune rivolgere lo sguardo verso l’orizzonte più esposto della Valle Uzzone immaginando di guardare verso mezzogiorno e quindi verso il mare, di fatto è esattamente il contrario. A partire da queste considerazioni, durante le mie escursioni, ho sempre cercato punti di vista e osservazione sul territorio capaci di riprogrammare la mia capacità di orientamento.

Uno dei principali punti notevoli di osservazione sul territorio è il lembo orientale del Bric delle Forche. Il sito si presta particolarmente per il suo grado di estesa esposizione per un arco superiore ai 180°. In questo sito il mio progetto intende realizzare un’installazione costituita da una grande Pietra semisferica (diametro superiore al metro) sulla quale intendo realizzare l’incisione di una mappa descrittiva che riassuma grazie all’ausilio di un corredo di simboli (petroglifi) i contenuti dei diversi grafici tematici prodotti durante la residenza.

L’installazione sarà completata dalla costruzione di una piccola architettura (rifugio/altana) realizzato tramite un laboratorio di progettazione e autocostruzione con un gruppo di studenti della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino e alcuni docenti coordinati dalla Prof.ssa Daniela Bosia. L’inaugurazione dell’installazione prevede il progetto di un rituale fondativo: una processione e coro di voci e solista, progettato per e con i bambini, in età pre-scolare, durante un laboratorio realizzato con le insegnanti della della scuola dell’infanzia di Levice (Istituto Comprensivo di Cortemilia e Saliceto)

   

I laboratori

 

1. Con un gruppo di studenti della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino e alcuni docenti coordinati dalla Prof.ssa Daniela Bosia,

 

il laboratorio prevede due sessioni distinte, la prima a prevalente carattere teorico e progettuale è prevista per giugno, la seconda, esecutiva di cantiere, prevista per settembre. L’esercitazione intende approfondire delle ipotesi di progetto per realizzare una piccola architettura in legno (altana/rifugio) da realizzare, secondo tecniche costruttive proprie della tradizione del territorio di P.S. La piccola architettura completerà l’installazione della Pietra di Pianpicollo presso il Bric delle Forche.

2. Con i bambini in età pre-scolare della scuola dell’infanzia di Levice (Istituto Comprensivo di Cortemilia e Saliceto)

 

Il laboratorio prevede una serie di incontri preliminari a Levice e Pianpicollo Selvatico

con proiezioni di immagini, letture e sessione di disegno accompagnato

è richiesta la presenza degli insegnanti e un numero sufficiente di nonne e nonni

almeno 7 immaginando che i bambini possano lavorare anche in coppia

periodo fine aprile/maggio: una giornata di visita e passeggiata a Pianpicollo Selvatico

periodo inizio giugno: produzione dei costumi fra giugno e inizio settembre

metà settembre: durante i laboratori i bambini potranno scegliere uno dei personaggi zoomorfi o sìmbolici fra quelli proposti: uomini orso, uomini capra, uomini cervi, uomini lupo o altre presenze ferine e uomini selvaggi come l’uomo albero.

Potranno anche, se lo desiderano, inventarne uno e dovranno disegnare e immaginare come costruire il proprio travestimento per prendere parte alla processione rituale che sì terrà a Pianpicollo Selvatico sabato 22 o sabato 29 settembre 2018 in occasione  l’installazione della Pietra di Pianpicollo presso il Bric delle Forche. Con l’aiuto dei nonni sceglieranno i materiali e gli indumenti da modificare per realizzare il proprio costume e la postura con la quale dovranno animare il travestimento. È prevista, oltre alla coreografia semplice con la quale dovranno sfilare, insieme ad alcuni degli animali delle aziende agricole vicine a P.S., la possibilità di terminare il rituale con un canto corale e voci singole.