Vitalba Deck | Andrea Caretto e Raffaella Spagna

cantieri immateriali

All'inizio non avevamo a una specifica direzione di lavoro, perché volevamo che le diverse possibilità si liberassero a partire dalla percezione del luogo. Abbiamo quindi imparato a esplorarlo e conoscerlo, scoprendo che è molto diversificato, con esposizioni molto diverse e una grande varietà di vedute  sul paesaggio. Eravamo alla ricerca di un sito da abitare.

La relazione con i viventi: il campo sperimentale

Una delle prime possibilità emerse, da sviluppare in futuro, è un lavoro in relazione con il suolo, e quindi anche con il vivente: un archivio della vegetazione locale, anche a partire dal lavoro iniziato da Vincenzo Guarnieri, che possa poi servire per realizzare un campo sperimentale, a metà strada tra l’installazione, il giardino abitabile e un luogo di sperimentazione di specie vegetali. Questa sperimentazione può costituire una base per coltivazioni future, su una scala maggiore, anche a scopi produttivi. Nel contempo, il campo sperimentale può diventare una vera e propria installazione in cui il vivente è il protagonista, in una successione di crescite da osservare da vicino e da vivere come luogo vero e proprio da abitare. 

ll modulo abitativo

Una seconda importante direzione del nostro lavoro è connessa al processo del costruire, per abitare un sito alternativo al borgo, che possa funzionare come un suo alter ego. Nel considerare questo tipo di lavoro abbiamo esplorato varie possibilità, e attraversato diverse fasi. La prima fase è stata immaginare un vero e proprio modulo abitativo da realizzare in autocostruzione, aperta anche a gruppi più estesi: una costruzione collettiva.

Un aspetto importante in questa idea di costruzione è l’utilizzo dei materiali che componevano la vecchia cascina. Una grande quantità di materiali anche di pregio, legni di castagno, grossi travi sia di castagno che di larice avrebbero potuto trovare una nuova vita in questo modulo abitativo, in un luogo diverso. Quindi a una decostruzione sarebbe corrisposta una ri-costruzione, per abitare un altro sito. All’inizio abbiamo pensato a questo modulo come un’installazione, una memoria, una specie di archivio della materia della casa che anche noi stessi avevamo abitato durante il primo periodo di residenza. Nel tempo, il progetto del piccolo modulo abitativo è stato posticipato per diversi motivi di ordine pratico: la scala temporale più lunga per la sua realizzazione e gli inevitabili vincoli tecnico-normativi da rispettare.

Abbiamo quindi pensato di declinare l’idea del costruire e dell’abitare un luogo attraverso l’uso dei materiali di recupero provenienti dalla vecchia cascina con un progetto a più breve termine.

Il Vitalba Deck

È nata così l'idea di costruire, nel medesimo sito che avevamo individuato come quello più adatto ad ospitare una piccola abitazione, un dispositivo che consentisse di abitare quel luogo in un modo diverso: dal sedersi a leggere, osservare il paesaggio o conversare,  alla possibilità di creare degli eventi performativi di altro tipo, quali ad esempio il nostra sperimentazione chiamata Epiderma realizzata per l'evento Cantieri Aperti (2014),  o il concerto del lavoro sul paesaggio sonoro di Pianpicollo di Anthony Di Furia, presentato a fine lavori (2016). Le fasi principali del nostro lavoro a questo punto sono state tre. 

Nella prima fase, abbiamo costruito una serie di dispositivi-arredi conviviali: panche molto lunghe e altre sedute collettive, piattaforme inclinate e tavoli. 

Abbiamo costruito questi oggetti utilizzando in parte del legno di castagno di nuovo acquisto, e in parte gli assi di legno che componevano i pavimenti della vecchia cascina. Abbiamo scelto questo legno antico per la superficie che entra in contatto con il corpo delle persone. Un legno di castagno molto spesso che noi abbiamo usato come rivestimento, come tamponamento di queste sedute, con l’idea che questo materiale su cui prima le persone hanno camminato possa diventare il supporto per il corpo. In questo modo questo legno continua la sua vita in un’altra forma.

Nella seconda fase abbiamo utilizzato questi oggetti per realizzare la performance dal titolo “Epiderma” che ha avuto luogo durante l'evento Cantieri Aperti.

Epiderma è una ricerca aperta, senza limiti temporali, che ha come obiettivo quello di sperimentare il contatto fisico con il mondo vegetale attraverso la pelle.  Attraverso i pori e il tatto, la vegetazione diventa un’interfaccia tra il corpo dell’essere umano e l’ambiente. Abbiamo deciso di lavorare su Epiderma a Pianpicollo per entrare in contatto con il luogo ed esplorarne le potenzialità biologiche.

Siamo continuamente a contatto con il mondo vegetale nella nostra vita, sin nelle parti più intime. Questi soggetti vegetali, che sembrano molto lontani in realtà sono estremamente presenti, c’è una prossimità fisica quotidiana attraverso i vestiti e i tessuti. Epiderma esplora questo confine e lo estende.

Con Epiderma lavoriamo in particolare in situazioni che prevedono il contatto diretto con la materia vegetale, senza altre sostanze a fare da medium, se non l'acqua o l'olio. Una sorta di camouflage, ad esempio attraverso gli impiastri o i cataplasmi. L’idea è  di utilizzare la pelle per quello che è: una membrana di separazione ma anche di unione, nutrimento e scambio con l'esterno, in questo caso con le piante. 

Quando entrano in contatto con la pelle queste masse vegetali possono anche essere interpretate come dei calchi – noi li chiamiamo attivi – perché non solo danno una forma ma fanno da filtro tra l’esterno e l’interno. In questo modo Epiderma si avvicina anche alla scultura. 

 


Nella terza fase abbiamo ultimato la costruzione di Vitalba Deck. 

Vitalba Deck è un'installazione, una struttura abitabile che è cresciuta in relazione intima con il luogo nel quale è stata costruita e risponde all’esigenza di abitare il sito che abbiamo scelto per il nostro intervento a Pianpicollo.


Il sistema di piattaforme che compone Vitalba Deck non ha un progetto predefinito: è nato e si è sviluppato in reazione sia agli elementi presenti nel sito, sia all’evoluzione della nostra esperienza complessiva del luogo. 

Questa è la caratteristica principale del nostro modo di costruire, abitando. 



Ci piace immaginare le strutture in legno di questo tipo come degli oggetti che crescono, più che come degli elementi concepiti a priori, con un progetto  imposto su una materia inerte che acquisisce la forma che si ha in mente.

Il tentativo è fare in modo che la forma emerga dalla nostra relazione con il contesto e con i materiali, dal campo di forze che agisce su di noi e sul sito nel quale lavoriamo. Quindi immaginare la forma come una proprietà emergente, nella rete di relazioni tra il luogo, il materiale, il nostro lavoro e le nostre capacità tecniche.